Archivio di maggio 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo appello dell’associazione Pazienti impazienti cannabis.
La mattina del 18 maggio si svolgeranno a Chieti 2 processi per lo stesso reato a carico di un paziente e membro dell’associazione Pazienti impazienti cannabis, Fabrizio Pellegrini, accusato di aver coltivato poche piantine di cannabis sul suo balcone a fini di spaccio.
La storia di Fabrizio, 41 anni, musicista e pittore, parte una dozzina di anni fa. Scopre allora che gli effetti benefici di questa pianta gli permettono di alleviare i sintomi della fibromialgia che da un po’ di tempo gli rende difficile svolgere le sue attività artistico-lavorative. Ma scoperta la cura sono iniziati problemi di altra natura. Come per molti altri malati il primo interrogativo di Fabrizio fu: come accedere alla medicina? In quel periodo le possibili risposte a questa domanda erano soltanto due: o rivolgersi al mercato nero o autocoltivarsi la propria medicina.
Fabrizio, come molti altri sceglie la seconda strada. Non vuole finanziare la criminalità organizzata, non vuole correre il rischio di assumere sostanze adulterate di bassa qualità e non ha comunque la possibilità economica di sostenere i costi del mercato illegale. Decide che l’unica soluzione praticabile in assenza di alternative, e in teoria la più semplice, auspicata dalla maggior parte dei malati a livello mondiale, sia quella di coltivarsi la sua medicina.
Nel frattempo Fabrizio conosce il nascente pic, altre persone che come lui rivendicano il diritto a curarsi con questa pianta, e partecipa fin dai primi momenti alla vita del gruppo. Quando, dopo, si apre la possibilità di utilizzare la cannabis medicinale prodotta in Olanda e importata attraverso le farmacie delle Asl, Fabrizio riesce a consegnare la richiesta del medico ed ottenere una prima fornitura, ma i problemi economici e la negazione della sua Asl di farsi carico dei costi non gli permettono di proseguire la cura. Rimane sempre la soluzione precedente e Fabrizio a primavera rimette i vasetti sul balcone. Ma quasi ogni anno riceveva una visita delle FF.OO. e l’ ultima casualmente proprio il giorno del suo 40esimo compleanno.
Fabrizio Pellegrini è una persona che come noi ha trovato beneficio nell’utilizzare la cannabis come medicina, ma il 18 maggio sarà un’altra volta davanti al giudice per difendere il suo e il nostro diritto alla salute. Un diritto che dovrebbe essere garantito a tutti ma che sembra non valere quando per curarsi si utilizza questa pianta. Fabrizio ha già subito arresti, condanne, prigione ed ha altri processi in corso solo per aver scelto di curarsi con una pianta. Viene considerato come uno dei peggiori criminali, rischia oltre 20 anni di galera, e soprattutto continua a non poter alleviare le sofferenze dovute alla malattia e a non poter migliorare la sua qualità di vita.
Tutto questo nonostante nel nostro paese il THC, unico principio attivo psicotropo della cannabis, sia inserito nella tabella 2b dei farmaci stupefacenti e quindi legalmente prescrivibile, e in teoria tale prescrizione sia l’unico requisito richiesto per ottenere l’importazione della medicina a lui necessaria dall’ Olanda.
Fabrizio ha bisogno della solidarietà di tutti, di poter far conoscere la sua storia e di non essere lasciato solo. Chi volesse può portare il suo contributo con la presenza davanti al tribunale di Chieti la mattina dei processi.

Martedì, 11 Maggio 2010 10.02
Cos’è la Fibromialgia La fibromialgia è una patologia reumatologica, diffusa in tutto il mondo, caratterizzata da dolore muscoloscheletrico cronico, affaticabilità e da una costellazione di sintomi sistemici quali: disturbi gastrointestinali, cardiopalmo, cefalea, insonnia, irritabilità. Tale patologia colpisce quasi esclusivamente le donne nella fascia di età che và dai 30 ai 60 anni. La sua eziopatogenesi è ad oggi sconosciuta ma sembra giocare un ruolo fondamentale un’alterata trasmissione del segnale doloroso proveniente dalla periferia al sistema nervoso centrale.
La giornata In occasione della giornata mondiale della Fibromialgia, programmata per il 12 maggio 2010, la Rheumatology Research Unit (Prof.ssa Rosa Daniela Grembiale) in collaborazione con l’Unità Operativa di Medicina interna (Prof Giorgio Sesti) dell’Università di Catanzaro ha organizzato un incontro con le pazienti calabresi affette da fibromialgia. Durante la giornata, che si svolgerà dalle ore 09.00 alle ore 14.30, i medici del team reumatologico dell’Università di Catanzaro, coordinati dalla Prof.ssa Rosa Daniela Grembiale, effettueranno visite di screening gratuite presso gli ambulatori del Policlinico di Catanzaro sito nel quartiere Germaneto (IV livello) e illustreranno le attività di ricerca sulla fibromialgia. Tra i medici che parteciperanno all’evento il Dr. Saverio Naty, Dirigente Medico presso l’UO di Medicina Interna e responsabile dell’ambulatorio di Reumatologia e Immunologia Clinica e il Dr. Francesco Ursini, medico in formazione specialistica presso la Cattedra di Medicina Interna, da tempo impegnato nella ricerca scientifica sulle malattie reumatologiche.
L’evento è patrocinato dalla Società Italiana di Reumatologia, dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catanzaro, dall’ Ordine dei Medici della provincia di Catanzaro e dall’ Associazione Calabra Giovani Medici.

ROMA – Quant’era bella e intensa e seducente quando, con la testa rasata e gli occhi pieni d’inquietudine, cantava Nothing compares 2 U, una canzone che Prince aveva scritto per il gruppo The Family e lei vent’anni fa fece schizzare in classifica. La premiarono con un Grammy per il miglior album di musica indipendente (I do not want what I haven’t got) ma lei, testarda e orgogliosa come solo un’irlandese sa essere, disertò la manifestazione. Com’è diversa oggi Sinéad O’Connor, 43 anni, madre di quattro figli, un’artista che ha scelto la provocazione anche a costo di sacrificare il successo. Non le importa di sembrare una casalinga, non le importa di produrre un disco ogni cinque anni (l’ultimo, Theology, è del 2007); il glamour la disgusta, lo show business è una tentazione di cui approfittare solo nei momenti di bisogno.

“Non sono scomparsa, vivo a Dublino, sono una mamma felice”, esordisce Sinéad, che stasera terrà un concerto acustico al Teatro San Carlo di Napoli (poi tornerà il 22 maggio a Fabriano e l’8 luglio a Genova). “Si sa, i bambini hanno bisogno di tempo, soprattutto in età scolare. E d’altronde io non faccio dischi se non ho tra le mani le canzoni giuste, brani che siano l’esatta rappresentazione del mio pensiero e dei miei sentimenti”. Severa e intransigente, come sempre. Ribelle e polemica, più di sempre. Della sua vita ha sempre spiattellato ogni cosa: gli abusi subiti da una madre separata e dalle suore cui fu data in custodia dopo ripetuti episodi di cleptomania adolescenziale; il rapporto conflittuale con il cattolicesimo che la portò al gesto estremo di strappare l’immagine di Giovanni Paolo II davanti alle telecamere del Saturday Night Live e a pretendere di essere ordinata sacerdote dal vescovo di un gruppo cattolico indipendente col nome di Mother Bernadette Mary; la mortificazione della femminilità col taglio di capelli; quattro figli avuti da altrettanti uomini e le contraddittorie dichiarazioni sulla propria sessualità (“Nonostante non l’abbia mai detto apertamente, sono lesbica”, dichiarò nel 2000); il disagio di convivere con una dolorosa forma di fibromialgia.      Leggi articolo per intero: Fonte: La repubblica.it

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